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Notifica infrazioni a mezzo PEC, da oggi è realtà

Notifica infrazioni a mezzo PEC, da oggi è realtà

Ci è voluta la firma congiunta di ben 5 ministri, ma alla fine un altro passo verso la digitalizzazione degli atti amministrativi è stato fatto: l’uso della posta elettronica certificata, anche per le notifiche delle multe, è stato regolamentato e legittimato con la pubblicazione del Decreto Interministeriale del 18 dicembre 2017 sulla Gazzetta Ufficiale del 16 gennaio 2018.

Di cosa si tratta? In pratica, tutti coloro che dispongono di una PEC, a titolo obbligatorio o volontario, potranno sapere se hanno preso una multa semplicemente aprendo il programma della posta elettronica.

 

Non più la fila in posta per ritirare la famigerata busta verde, non più ore di ansiosa attesa per ritirare una raccomandata dal contenuto misterioso,

 

nulla più di tutto questo si verificherà ancora, se il conducente o il proprietario di un veicolo risulta anche intestatario di un valido indirizzo PEC oppure ha un domicilio digitale ai sensi dell’art. 3-bis del CAD (Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 e successive modificazioni).

L’aspetto più interessante è dato dal fatto che ognuno di noi, anche un privato cittadino, può dotarsi di una casella di PEC (per ricevere le multe ma anche e più in generale per comunicare con la Pubblica Amministrazione), e difatti nel decreto è esplicitato a chiare lettere che la comunicazione della PEC all’organo di polizia può avvenire anche in tempo reale, nel momento in cui il conducente viene fermato e identificato a seguito di un’infrazione.

Più comunemente, accadrà che la notifica del verbale di contestazione avvenga a distanza, nei casi in cui non c’è l’obbligo della contestazione immediata, nei confronti del proprietario del veicolo con cui è stata commessa la violazione, quando lo stesso abbia un domicilio digitale o risulti intestatario di una PEC nei pubblici elenchi per notificazioni e comunicazioni elettroniche a cui ha accesso l’organo accertatore.

Le imprese, così come i liberi professionisti, hanno già l’obbligo di un domicilio digitale, mentre i privati cittadini possono scegliere se procurarsene uno oppure no.

Il progetto della Pubblica Amministrazione è quello di arrivare, un po’ alla volta, a creare una Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), disponibile a tutti gli enti, gestori o esercenti di pubblici servizi, dove comunicare con il singolo cittadino attraverso il domicilio digitale.

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